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giovedì 1 luglio 2010

Torrette di melanzane



Le melanzane sono la mia passione...vabbè, UNA delle mie passioni, insieme alla pizza, al prosciutto crudo, alle fettine panate, alle patate al forno, all'amatriciana, e così via...
Insomma adesso è la stagione giustaaaaa, peccato che marito non le mangi, vi rendete conto della sciagura? me le devo cucinare e mangiare tutte da sola...per forza che poi mi viene la pancia!
Comunque l'altrro giorno ho comprato due belle melanzane tonde, di quelle viola più chiaro... sognavo una parmigiana, ma erano le sette di sera... e così vado con le torrette di melanzane, piccola immancabile ricerchina e sono pronta!
Faccio a fette di circa 1 cm un fior di latte e gli faccio perdere un po' di siero.
Faccio a fette di circa 1 cm le melanzane e le friggo ben bene.
Nel frattempo faccio un sughetto veloce veloce sciuè sciuè con aglio e basilico (con i pomodori freschi è perfetto).
Ora non resta che l'assemlaggio:
un po' di sugo sul fondo di una teglietta, poi la melanzana, poi una foglia di basilico, (io ho messo un po' di una specie di pesto fatto frullando (SACRILEGIO!) basilico, olio, sale e parmigiano), poi la fetta di mozzarella, poi altri giretto di sugo e si chiude con la melanzana, ancora sugo, basilico e abbondante spolverata di grana.
Deve venire proprio una torretta, tutti gli ingredienti belli impilati, poi 5 minuti in forno a gratinare, così si fonde il grana.
Che ve ne pare? Una cosa velocissima, vabbè dai... diciamo veloce, buonissima e pure estiva!
Volete la foto? Ma ancora non avete imparato? Questo non è un fotoblog,
è un casinoblog!
Baci baci

lunedì 21 dicembre 2009

ma è Roma questa?

Irriconoscibile con questo freddo freddo freddo! Mi si congelano le orecchie... manco fossi a Torino! Ho messo i guanti ma qui ci voleva anche il cappello!

Ok, dopo gli aggiornamenti meteo, veniamo agli aggiornamenti sul pranzo di ieri!

Come antipasto alla fine ho scelto una specie di crackers integrali al sesamo, ci ho messo su un po' di panna acida, erba cipollina e striscioline di salmone affumicato. Una cosetta semplice ma buona e che ha fatto la sua porca figura!

Per il primo, come detto, sono andata da Gatti a prendere la pasta all'uovo, devo dire che ci sono rimasta un po' male perchè mi aspettavo più varietà di ripieni, invece è tutto molto basic: ravioli di carne e agnolotti ricotta e spinaci.

Ho scelto gli agnolotti, con leggero disappunto di Gualty, carnivoro. Tanto per la cronaca... 28 euri al kilo, che mi è sembrata un'enormità ma devo dire che non ho idea di quanto costino altrove.

Ho fatto un sughettino di pomodoro molto easy e veloce, non volevo che si coprisse il sapore della ricotta. Ed in effetti è stata una scelta azzeccata, siccome i ravioli erano davvero buoni, belli cicciotti, sarebbe stato un peccato coprire il sapore del ripieno!

Un'altro negozio di pasta all'uovo fresca di cui ho letto bene sta dalle parti di via delle valli, e penso che ci farò presto un saltino!

Procediamo con il secondo, saltimbocca alla romana, uno dei miei piatti preferiti! Erano buonissimi! Ho spalmato su ogni fettina di carne un cucchiaino di quella crema di salvia che era nel pacco di natale aziendale di Gualty, poi fettina di prosciutto crudo, fogliolina di salvia e chiuso con stecchino.

Poi leggera e veloce infarinata e in padella con olio e aglio. Una veloce crosticina, poi ho aggiunto un po' di vino bianco, fatto evaporare a fiamma alta, ancora due minuti che la cremina si rapprenda un po' ed è fatta! Sempre una certezza!

poi patate al forno e poi... la torta all'arancia con i semi di papavero!

E qui mi devo dilungare...

Siccome io sono scaltra decido di fare la torta la sera prima, cioè sabato.

Sono le 20.30 e decido di mettermi all'opera, metto il burro morbido nel mixer, preparo il latte e apro la bustina NUOVA dei semi di papavero... erano tutti appiccicati tra di loro a  palline e c'erano una specie di invisibili ragnateline... li assaggio e mi sembra che sappiano di vecchio, rancido, rinsecchito! Che nervi!

Ho dovuto rimandare al giorno dopo... vabbè la faccio breve, faccio la torta e sembra buonissima, in forno l'ammiro crescere e colorarsi, poi però... ma che fa? si siede? no cazzarola, non è giusto!

Che dovevo fare? Ho continuato a guardare impotente la caduta della torta... poi l'ho tolta dal forno, ci ho messo sopra lo sciroppo di arancio (quello era buonissimo!), non è che fosse proprio presentabilissima, ma che potevo fare?

E così l'abbiamo mangiata, era buona, fresca, ma come dire? Secondo me ZEPPOLUTA è la parola giusta!  Si capisce no, quello che vuol dire? Quando una torta, un pane, una brioche, non cresce bene, oppure cresce e poi si affloscia, il risultato non può che dirsi zeppoluto! Che nervi!

La torta bassina l'abbiamo comunque mangiata, era buona, tutti l'hanno gradita e bissata, però non era super bella e invitante come quella che ho visto in giro!

Fose dipendeva dalla temperatuta del forno? Io l'ho messo a 180° perchè il mio forno è un po' farlocco, non scalda tanto, impiega il doppio dei forni normali per cuocere e a volte devo alzare la temperatura di 20° rispetto alle indicazioni per gli altri forni, e così ho fatto anche per la torta, ma forse non era necessario, forse il troppo calore l'ha fatta crescere troppo in fretta. Comunque me sò proprio vennuti un sacco di nervi!

Non posso neanche rifarla a breve perchè insomma sti due etti di burro... bisognerà aspettare almeno febbraio!

Vabbè, sono triste.

La foto non ce l'ho.

Le piattelle zeppolute non meritano neanche uno scatto sfuocato.

venerdì 18 dicembre 2009

Freddissimo!

Oggi una Roma freddissima mi ha accolto oltre il portone di casa. Il cielo azzurrissimo ed una piacevole euforia data dal venerdì hanno fatto il resto! Una bellissima giornata, fin troppo bella per dover stare in ufficio… ma che ci vuoi fare? Sono gli ultimi giorni, bisogna resistere!
Se non avessi il pensiero pressante dei regali di natale che devo ancora fare… che palle!
Mi mancano ancora il cugino e la moglie, gli zii, mio padre, un regalino anche a Dani, un pensierino dolce a Monique, qualcosettina per l’osettopuzzone non la vogliamo prendere? Almeno un paio di calzini Gallo!
Vorrei provare a fare un salto al negozietto equo e solidale vicino a casa, anche se è davvero piccolino piccolino, poi vabbè domani c’è la spesa alla città dell’altra economia e anche lì c’è un bel negozio grande di prodotti solidali, c’ero già andata ma forse non ero ispirata… domani devo decidermi assolutamente!
Per gli zii non ho davvero idea! Ed il maritozzo non mi aiuta neanche! Uff.


Intanto ormai è quasi definito il menu di domenica:

Antipasti: TBD (gli antipasti mi mettono sempre in crisi, sono sempre l’ultima cosa che decido!)
Primo: voglio andare a prendere della pasta fresca da Gatti&Antonelli in via nemorense perché ho letto che fanno delle cose molto buone. Volevo prendere dei ravioli e poi condirli con il pesto di noci.
Ieri lo propongo a Ciccio e lui appena sente “ravioli” propone burro e salvia… è molto basic nei suoi gusti culinari, gli boccio il burro, parlo delle noci e lui: ma sempre ‘ste cose complicate, non si può fare un sughetto al pomodoro semplice semplice?
Capito? Neanche un po’ di soddisfazione!
Facciamo che tutto dipenderà dai ravioli che trovo, sceglierò il condimento in base al ripieno.
Secondo: saltimbocca alla romana con cremina alla salvia (proveniente dal pacco di natale aziendale!)
Contorno: purè di patate oppure patate al forno.


Dolce: torta all’arancia con i papaveri, un classico di Donna Hay molto in voga tra i miei compari di blog!
Ad esempio qui, nella cucina di Fabien.


Effettivamente potremmo fare della salvia il filo conduttore del pranzo domenicale… ci si può pensare!

mercoledì 16 dicembre 2009

ma che freddo fa? e la torta salata di bieta

Giornata di sole splendente e cielo azzurro ma anche di freddo freddissimo. Sono arrivata in ufficio e avevo le orecchie congelate, una bruttissima sensazione! Del resto è dicembre, mica siamo alle seychelles... aimè no, purtroppo non siamo in quel paradiso!

Torniamo su questa "povera Italia"  (come diceva sempre mio nonno commentando le vicende politiche... e ancora non aveva visto niente!) comunque ieri sera dovevo far fuori il mazzettino di bieta ed ho pensato che un buon modo fosse quello della torta salata di bieta. Siccome le varie paste sfoglie/frolle/brisee già pronte non mi sono mai piaciute tantissimo io me la faccio sempre sempre in casa con una ricettina infallibile e buonissima:

 

1/2 bicchiere di vino bianco

1/2 bicchiere di olio

1/2 bicchiere di acqua

farina quanta ne assorbe, non so bene perchè non la peso mai

sale

 

Si lavora tutto finchè si ottiene una bella pasta liscia e facile da lavorare.

Si stende su carta da forno e si appoggia sulla teglia tonda.

Conviene farla abbastanza sottile che rimane più croccante e friabile.


Questa dose serve per una bella teglia da 24 cm, considerate che deve ricoprire non solo il fondo ma ache i bordi che poi andranno ripiegati all'interno sul ripieno.


 


Per il ripieno ho lavato la bieta (ma no?) , tagliata a listarelle e messa in padella con olio e aglio. In genere io la bieta la faccio prima lessare e poi la ripasso in padella, ieri avevo fretta ed ho provato a metterla direttamente in padella, il risultato è stato ottimo!


 


Ho quindi mescolato bene la bieta con 200 g di ricotta, un uovo ed un po' di parmigiano ed ho versato questo impasto nella teglia, ho tirato giù i bordi e messo in forno a 200° per un'oretta abbondante (in un forno normale dovrebbero bastare anche 30/40 minuti).


Come tutte le torte salate... buonissima e veloce da fare!


Ho fatto anche le fotine e spero stasera di postarle.

Eccole qua. E ricordatevi che... qui quo qua l'accento non va!
E nella foto si intravede pure il poggiapentole fatto di tappi di sughero fatto a mano dal maritino!!


lunedì 14 dicembre 2009

Hanukkah e l'olio.



E bè, era ora, dopo tanti anni ho scoperto cos'è quel candelabro gigante che verso Natale campeggia in Piazza Barberini!
Che avesse qualcosa a che fare con gli ebrei l'avevo immaginato, ma poi non ho mai approfondito la questione, oggi invece ho scoperto che trattasi della famosa Hanukkah o Channukkà, altrimenti detta festa delle luci.
Riporto da Wiki, così vi acculturate un po' anche voi:


"Prima del XX secolo questa veniva considerata una festa minore. Con la crescente popolarità del Natale come maggiore festività del mondo occidentale e l'istituzione delle accensioni pubbliche della channukkià, Chanukkà cominciò a rappresentare sia una celebrazione della volontà di sopravvivere del popolo ebraico, sia una festività che marchi il dominio della luce sull'oscurità, ciò che acquista un significato particolare in corrispondenza con l'inizio dell'inverno e durante il periodo dell'anno in cui le giornate sono più corte.

Al giorno d'oggi, durante le sere di Chanukkà, c'è l'uso promosso dal movimento Chabad, presso numerose comunità in tutto il mondo, di celebrare l'accensione delle candele in maniera pubblica. Numerose persone si ritrovano in una piazza centrale della città dove è stata installata una grande chanukkià. Il presidente della comunità o il rabbino capo, tengono un breve discorso, recitano la beracha (benedizione) sulle candele e inaugurano la festa. I presenti solitamente intonano inni gioiosi ed eseguono tipici balli ebraici. Dolce tipico della festa è una sorta di bombolone chiamato sufgagnà che, essendo fritto nell'olio, vuole ricordare l'olio consacrato che tenne in vita la luce del Tempio."

Tutto ok, tranne che la storia del bombolone  non mi convince affatto... essù dai, mò l'olio fritto puzzolente ricorda l'olio che tiene in vita la luce del Tempio? Per carità, tutto può essere, ma direi che il bombolone ha in sè tutte le spiegazioni del suo esistere e non necessita di ulteriori alibi.
Eppure:
"Le sufganiot sono i dolci tipici di Channukà. Come ho già scritto l'importante è che siano fritti nell'olio, perchè è appunto l'olio trovato nel piccola ampolla il soggetto del miracolo che noi ricordiamo. "
E ancora: "Il dolce di Chanukka, la festa delle luci -sufganiot- simboleggia l'abbondanza di olio d'oliva, soggetto del miracolo di Chanukka."
Vabbene faccio ammenda sull'olio fritto, e ne riconosco il valore simbolico.


Proseguo nel filone gastro ebraico, non senza aver fatto una riflessione su quanto sia strano che vivendo a Roma non sò praticamente niente delle feste ebraiche, tranne che verso fine giugno chiudono tutti i negozi per non so che festa (appunto!) e uno si rende conto di quanti commercianti  romani siano ebrei.
Chiuso quest'aspetto, partendo dai bomboloni o sufganiot (sgonfiotti, no?) vado in cerca di quello che si mangia per hanukkah... e sai che scopro? che è tutta roba fritta e che dappertutto trovo corrispondenze tra il fritto e l'olio del Tempio!


Ho trovato quindi ste ciambelle fritte e delle altre frittelle di patate e cipolle che si chiamano Latkes.
Ecco le ricette:
Latkes
5 patate grandi pelate
1 cipolla grande
3 uova
1/3 bicchiere di farina di Matzà (pane azzimo grattugiato)
un pizzico di sale e pepe
olio per friggere


Grattugiare finemente le patate e le cipolle.
Aggiungere le uova e mischiare bene.
Aggiungere la farina di Matzà, sale, pepe e mescolare bene.
Nel frattempo riscaldare un po' d'olio in padella e mettere a cucchiaiate l'impasto avendo cura di schiacciarlo con il dorso di un chiacchio, devono venire fuori delle frittelle tonde e alte circa 1 cm abbondante.
Far dorare da entrambi i lati.


Ho letto che si possono usare anche le patate lesse, in questo caso il tempo di cottura si abbrevia.
Direi che, a parte la farina di matzà, per anni ho cucinato i latkes chiamandole frittata di patate e cipolla, siamo davvero tutti cugini!


Veniamo ora alla parte dolce,
Sufganiot (ho anche letto che da questo dolce avrebbero origine le "nostre"  zeppole! Ma pensa... direbbe qualcuna!)


Ingredienti:
1 bicchiere d'acqua
1 bicchiere di olio
2 cucchiai grandi di zucchero
farina (quanta ne serve per un impasto non troppo liquido... che poi è un casino friggerle!)
1 cubetto di lievito di birra sciolto nell'acqua tiepida (o una bustina di lievito di birra liofilizzato)


Preparazione very easy:
Mescolare tutti gli ingredienti e lasciar lievitare fino a che la pasta non raddoppia di volume.
Fare le palline con la pasta e friggere in olio bollente.


"La sera di martedì 25 Kislev accenderemo la prima candela di Chanukà. Dopodiché ogni sera, per altre sette sere, aggiungeremo una fiammella raggiungendo così otto fiamme (oltre allo shamash, candela servitore) I'ottava ed ultima sera."

Un po' al giorno.
Un po' come il calendario dell'avvento, mai tutto insieme o si perde la poesia.
Da ricordare.

giovedì 3 dicembre 2009

Giovedì e l'hummus mangiabile!

Sì sì, già giovedì! Che bello... aspetto con ansia questo finesettimana in cui vedrò Monica, farò qualche dolcetto, andrò al Farmer's market vicino al circo massimo, arriveranno i mobili del salotto, compreremo l'albero di Natale e insomma staremo proprio bene!
Se poi mi riesce vorrei fare pure qualche regaletto di natale, tanto per portarmi avanti visto che la prossima settimana sarò nuovamente e allegramente a Bruxelles!


Ma veniamo al focus del posto che è... tà tà.. l'hummus (tentativo 2!)
Non so se ho raccontato di quell'obbrobbrio preparato ormai settimane fa che voleva essere un hummus e invece era una pappetta liquida e acida assolutamente immangiabile, inguardabile e indigeribile...
Avevo letto di questa ricetta in cui al posto della tahina si usavano direttamente i semi di sesamo frullati, però evidentemente il mio minipimer non è abbastanza potente e così i semini non si sono sminuzzati e non hanno svolto quell'azione cremosa/oleosa, in più devo aver messo una vagonata di limone che ha dato una terrificante acidità al tutto. Da buttare.
Poi l'altro giorno passo da via dello statuto e mi ricordo che un tempo devo aver letto da qualche parte che c'è un negozietto di roba araba/cino/giappa e quindi lo individue ed entro.
Si chiama Selli international qualcosa e dentro ci trovo un bel po' di indiani e pakistani (hanno pure i giornali pakistani... sò veramente avanti!) e qualche italiano curioso. Dopo un giretto copro sta tahina e un sacchetto di alghe dulse in fiocchi... bò, mò mi è presa sta mania delle alghe!
Vabbè per farla breve ieri ho fatto l'hummus con la tahina e il risultato è stato apprezzabile, non buonissimo ma buono, migliorabile non so bene come ma ci proverò, del resto ho mezzo kilo di tahina...
Alla ricetta originale che prevede
250 g di ceci lessati
2 cucchiai di tahina
1 spicchio d'aglio
sale

io ho aggiunto un cucchiaio di yogurt bianco ed ho sostituito il sale con la salsa di soia (da non ripetere, troppo forte il sapore della soia).
Si frulla tutto e si fa riposare in frigo per mezz'oretta. Prima di servire ho aggiunto un filo d'olio e un po' di paprika.


Le foto non ho neanche provato a farle perchè già io sò negata, poi l'hummus non è neanche gran che fotogenico quindi onde evitare frustrazioni,  ho accannato.

Bene sìori e sìore, questo è quanto, ma non dimenticate che stasera c'è lo yoga scrocchiaossa, non vedo l'ora!
Oggi poi vado da sola che the husband ha il torneo di ping pong in ufficio (sì lo so la cosa si commenta da sè... li vorrei vedè io questi qui che alle 5 in camicia e cravatta giocano a ping pong... bò.)


At salut.

venerdì 27 novembre 2009

Fritatta di cavolo nero e involtini porri e salsiccia!

Eh sì, dopo una settimana di verdura e frutta biologica ieri sera ho ceduto… sono andata al super per comprare un po’ di pane e mi sono lasciata tentare dalle salsicce!
Aò.. c’è chi ha bisogno di zuccheri e chi di grassi!
Comunque visto che lo strappo alla regola andava fatto, ho pensato di farlo bene e ho improvvisato una
frittata di cavolo nero

con 3 uova e 400 g (più o meno) di cavolo nero lessato e poi ripassato velocemente in padella con aglio e olio.
Era molto buona per merito del cavolo nero che è davvero una leccornia!


Veniamo ora agli involtini porri e salsiccia.
Si prendano due porri avanzati dalla spesa di sabato scorso e si mettano a fettine in padella con i fidi aglio e olio, si fanno andare un po’ e poi si aggiunge una salsiccia sbriciolata, portare a cottura.


Ed ora viene il bello, avevo da mesi dei dischi di pasta di riso, per fare i ravioli cinesi e pure gli involtini primavera. Ne ho fatti rinvenire due in acqua calda e poi li ho riempiti con i porri e salsiccia. Fatti cuocere per un minuto in padella e magnati all’istante ancora caldi caldi! Molto appetitosi!

La tecnica è da perfezionare: i dischi di riso vanno tenuti a bagno poco, appena diventano “lavorabili” bisogna toglierli che si smaterializzano e fanno i buchi. Anche la cottura… bò sta pasta di riso si scioglie, forse la cottura non è neanche necessaria.

La confezione diceva però che si potevano fare anche gli involtini primavera, ma forse allora lì vanno proprio fritti. Non so bene, in rete su questi dischi ho trovato davvero poche cose!



Foto? ZERO. Ve dovete da fidà!

mercoledì 7 ottobre 2009

Clafoutis di gorgonzola e pere

clafoutis gorgonzolaEccoci qui in un’altra giornata di frustrante noia.
Non c’è niente da fare, mi devo trovare un altro lavoro. Un pochino più gratificante, ma appena appena.
E questo vuol dire che devo assolutamente mettere mano al CV, aggiornarlo un po’, renderlo un po’ più presentabile e poi cominciare a mandarlo in giro.
E poi incrociare le dita.


Stasera vorremmo andare al cinema, sempre che l’ingegnere riesca a tornare in tempo. Non c’è mai in sto periodo. Esce alle 8 e rientra alle 20. Beato chi lo vede. E devo dire che un po’ mi manca. Anche perché io non so come mai in questo periodo sono sempre stanca e verso le 10 di sera crollo e me ne vado a letto, quindi non è che sono granché collaborativa. Speriamo che passi presto questo periodo perché è abbastanza triste e vuoto. Considerando anche tutto quello che sta succedendo intorno a me. Non ho proprio le palle.



Veniamo alle solite futilità culinarie, che comunque mi aiutano sempre molto.

Sempre per il pranzo di domenica con la sacra famiglia mi sono cimentata in un
CLAFOUTIS CON GORGONZOLA E PERE
la ricetta viene da un bel blog francofono http://erynfollecuisine.canalblog.com/


4 uova

25 cl di latte

20 cl di panna liquida

75 g di farina

150 g di gorgonzola (o Roquefort, se siete in francia!)

4 piccole pere

12 noci

Pepe bianco macinato al momento

Miele liquido

Accendere il forno a 180°.
Sbattere le uova, aggiungere poi la farina, la panna, il latte, sempre mescolando.
In un’altra insalatiera schiacciare bene il formaggio fino a renderlo cremoso, incorporare le uova e mescolare fino a rendere il tutto un composto omogeneo. Aggiungere il pepe e qualche noce a pezzetti.


Rivestire una teglia da circa 22 cm con carta forno e versare il composto.
Sbucciare le pere e dividerle in quarti, poi disporle sull’impasto. Completare con i gherigli di noci.


Infornare per 50 minuti, dopo i primi 25 coprire con alluminio per non farla colorare troppo.

Servire tiepida con il miele riscaldato.

Che dire? Grassa, grassa, grassissima, però buona ed originale. Io ho usato il gorgonzola dolce temendo un sapore troppo forte, però ha perso un po’ di personalità, secondo me con il Roquefort viene meglio!
Hanno gradito tutti, anche fredda il giorno dopo.

martedì 29 settembre 2009

Trasloco e bauletti di bresaola

 



Si si, ho proprio deciso di portare qui la mia valigia.
Mi ero spostata su Blogspot ma a dire la verità non mi sono trovata così bene e così sono tornata a casa. Alla casa del mio primo blog!


Ieri sera mi sono dedicata a un piatto davvero complicato ed originale, avevo annotato qualcosina sull'agenda e ieri sono andata a ripescarlo:

Bauletti di bresaola, crescenza, noci e buccia di limone
Diciamo ad occhio per 2 persone (mangione)
1 etto di bresaola
2 etti di crescenza
5 noci
timo
buccia di limone


mescolare  la crescenza con le noci, il timo e le bucce di limone e poi versare un cucchio di composto su una fettina di bresaola, chiudere arrotolando o a fagottino, in tal caso si può fermare la fetta di bresaola con un filo di erba cipollina (molto carino a vedersi ma... 'ndove si trova 'st'erba cipollina? mai vista).
Ricettina piacevole e veloce, adatta anche ad un aperitivo.


Le foto non le metto perchè... fotografare di sera delle fettine di bresaola non è il massimo.
Cioè non sono capace di renderle appetitose.

lunedì 3 agosto 2009

la cena... e altro.



Ci sono certe giornate in cui fai di tutto per essere normale, per stare tranquilla e non pensare a nulla di triste. Allora torni a casa, cucini, mangi volentieri, però sotto sotto c'è qualcosa che non torna del tutto. Una inquietudine sottile (bè, a volte neanche tanto sottile!) mi accompagna sempre.

Oggi abbiamo sdoganato la recidiva. Cioè: io leggendo su internet ho letto che è molto frequente, ma non ne ho mai parlato con lei, oggi lei mi ha detto: si, si, adesso possiamo anche uscirne ma se poi tra dieci anni ritorna? E che dovevo dire? Che tra dieci anni chissà cosa si saranno inventati, che non è mica matematico che ritorni, che adesso bisogna solo preoccuparsi di sconfiggere quello che c'è ora... insomma 'na marea di cazzate. Mammamia quant'è difficile.

In questo bel clima rilassato ho deciso che la panna acida dell'auchan andava consumata e quindi, ecco qui la cena:

FRITTATA DI PATATE E CIPOLLOTTI con panna acida e salmone affumicato

3 uova

3 patate grattuggiate

2 cipollotti sminuzzati

2 cucchiai di farina

1 pizzico di lievito

sale e pepe

Si mescola tutto insieme e poi si fa cuocere per circa 7 minuti per lato su una padella ben unta.

Poi si fa raffreddare e si serve ricoperta di panna acida e salmone. La panna acida si può mescolare all'erba cipollina fresca. Io non ce l'avevo e così ho usato quella secca. Che non è la stessa cosa... Il risultato mi è davvero piaciuto molto, si sposava tutto a meraviglia ed è l'ideale per una cenetta fredda! Sicuramente un piattino da riproporre!

Domani biopsia spinale a Tor Vergata.